giovedì 29 settembre 2016

L’agronomo e genetista Nazareno Strampelli

Nel 150° anniversario della nascita
di Giampiero Rorato



La memoria degli italiani, in particolare di coloro che amano il cibo prodotto con le sane materie prime italiane non può dimenticare uno dei personaggi che hanno contribuito a rilanciare il frumento italiano, attraverso una seria ricerca genetica, accurati e fruttuosi incroci, valorizzazione delle varietà più utili.

Il personaggio è Nazareno Strampelli (nella foto sopra), giustamente considerato il padre della moderna scienza del grano.

Era nato a Crispiero di Castelraimondo, Macerata, il 29 maggio 1866, nell’anno in cui, a seguito della terza di guerra di indipendenza, il Veneto veniva unito al regno d’Italia ed ora, a 150 anni dalla nascita, consapevoli dell’enorme contributo da lui dato al miglioramento in Italia e nel mondo della produzione di frumento e, conseguentemente, a una maggiore disponibilità di pane, desideriamo ripercorrene pur brevemente la vita..

In tempi molto problematici, mentre l’Italia stava lentamente risollevandosi da una situazione economica, sociale e politica molto difficile - dopo le costose guerre risorgimentali e la non facile opera di costruzione dello stato unitario, frutto in molti casi della forzata unione dei precedenti stati indipendenti o di influenza austriaca – Nazareno Strampelli seppe indicare con rara sapienza la strada per valorizzare al meglio uno dei prodotti che caratterizzano la civiltà italiana fin dalle origini: il grano.

Scheda originale del grano Gregorio Mendel


Strampelli, dopo la laurea in Scienza agrarie ottenuta a Pisa nel 1891, era giunto nel 1903 a Rieti per dirigere una cattedra ambulante di granicoltura, ma più che insegnare ai contadini a coltivare l’esistente, ritenne più utile e produttivo avviare fin da subito esperienze di ibridazione dei grani,  dando inizio, forse inconsapevolmente, a una nuova scienza, la genetica agraria.

Quattro anni dopo, nel 1907, la sua cattedra fu trasformata in Stazione Sperimentale di Granicoltura e nel 1919, appena conclusa la prima guerra mondiale, fece sorgere a Roma l’Istituto nazionale di genetica per la cerealicoltura.

Le esperienze fino allora condotte lo convinsero che era possibile migliorare di molto, senza aumentare le aree di coltivazione, la quantità e la qualità del frumento prodotto, sperimentazioni che, fra l’altro, gli mostrarono in concreto la veridicità delle leggi dell’abate Gregor Johann Mendel (1822-1884) da poco riscoperte.

Strampelli e la moglie Carlotta in lavoro


Il suo straordinario contributo, sicuramente il più importante a livello mondiale per quanto riguarda la scienza del grano, fu utilizzato nel “ventennio fascista” per sostenere la “battaglia del grano”, ma fu ignorato, se non addirittura osteggiato dai suoi colleghi e addirittura espulso dall’Associazione dei Coltivatori da lui stesso fondata, rimasta ligia alla selezione clonale, non accettando in nessun modo le ibridazioni.

Questi atteggiamenti negativi dei suoi stessi colleghi lo rattristarono non poco mentre avrebbe ampiamente meritato non solo la candidatura (che nessuno propose) ma la l’assegnazione stessa del Premio Nobel per il prezioso servizio da lui reso all’intera umanità.

Questo grande scienziato non si limitò a operare per il miglioramento genetico del frumento, pensando anche alle altre specie vegetali impiegate nella rotazione agraria di questo cereale.

La spiga del Rieti originario da cui tutto è partito


Egli si occupò anche di “aridacoltura”, cioè della condizione in cui si trovava e si trova il Meridione d’Italia, sperimentando varietà di grano capaci di sopportare senza inconvenienti la siccità, oggi in parte corretta mediante l’opera dei Consorzi di bonifica. E si interessò in pratica di tutto il settore che ruota intorno al grano, comprese le interazioni chimiche a distanza (le allelopatie), problema ora di grande attualità che egli aveva affrontato già un secolo fa.

Fra i frumenti da lui ottenuti mediante ibridazione che ebbero ampia diffusione anche all’estero, ricordiamo, fra i grani duri  il Senatore Cappelli e fra i grani teneri, cui dedicò le maggiori attenzioni: Damiano Chiesa, Mentana, Villa Glori, Gregorio Mendel, Virgilio, Dante, Terminillo, Roma, Carlotta (il nome di sua moglie), Edda, Ardito, S. Pastore, Marzotto.

Strampelli non brevettò mai i frutti del suo studio, i suoi nuovi grani erano dunque a disposizione di tutti, gratuitamente. Egli rifiutò i privilegi derivati dagli alti meriti conferiti dallo Stato e nonostante fosse consapevole del valore della sua opera, non affidò ai libri i risultati del suo apprezzato lavoro, che meritò, ancora in vita, elogi internazionali.

A tal proposito ha scritto: “L’uomo che allarga ogni giorno il suo dominio su tutto ciò che lo circonda non è padrone del tempo, il grande galantuomo che tutto mette a posto. E il tempo a me è mancato di fare tante cose che pure avrei voluto veder compiute. Le mie pubblicazioni, quelle a cui tengo veramente, sono i miei grani. Non conta se essi non portano il mio nome; ma ad essi è e resta affidata la modesta opera. 

Strampelli nella stazione fitotecnica di Montagnana (Padova)


Nel ricordare Nazareno Strampelli, venuto a mancare durante la seconda guerra mondiale, nel 1942, non è tanto importante soffermarsi sul lungo e interessante curriculum di questo straordinario scienziato italiano, troppo presto trascurato, ma sottolineare la visione profetica di un uomo che seppe indicare una strada tornata di pregnante attualità.

È doveroso ricordare che per risolvere il problema della scarsa produzione di grano – all’inizio del secolo scorso sui 10 q/ha – si fece inviare a Rieti, dove operava, numerose varietà di frumento da ogni parte del mondo, fin dal Giappone, allo scopo di trovare, mediante la pratica degli incroci, dei soggetti più adatti alla caratteristiche delle diverse aree italiane, più produttivi e qualitativamente migliori di quelli allora esistenti.

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Negli impegnativi decenni della sua attività, fra gli anni dieci e quaranta del Novecento, ben si videro i frutti del suo ingegno e non solo se ne avvantaggiò l’Italia che, anche grazie a Strampelli, riuscì a superare gli anni tremendi dell’isolazionismo e delle sanzioni economiche, ma le nuove varietà realizzate dal grande genetista furono esportate in tantissimi stati d’Europa, Asia, Africa e America meridionale e adottate addirittura in Cina, dove, per limitarci a una citazione, il Villa Glori fu importato nel 1938 con il nome cinese di Zhongnong 28, diffondendosi rapidamente in quel vastissimo Paese.

I nuovi grani realizzati da Strampelli vennero velocemente adottati in tutta Italia, restando poche isole riservate ai grani antichi, come il Khorasan in Puglia, Basilicata e Molise o il Tumminia (o Timilia) in Sicilia e non molti altri, poiché avevano rese superiori quattro volte e anche più rispetto ai grani precedenti, ma molti vennero poi ingiustificatamente abbandonati con l’arrivo in Italia dei grani sterili prodotti delle multinazionali americane, sostenuti da un battage pubblicitario senza precedenti e da forti iniezioni di concimi chimici i cui nefasti effetti sul territorio non sono ancora scomparsi.

E qui, ricordando con orgoglio questo grande scienziato italiano, ci piacerebbe che i grani storici italiani, presenti da oltre due millenni, assieme a quelli offerti all’umanità da Nazareno Strampelli, a volte ulteriormente ibridati e migliorati dai suoi allievi e successori, venissero attentamente riconsiderati e trovassero nuova diffusione, garantendo ai consumatori una “filiera corta”, cosa che attualmente non esiste per la quasi totalità della pasta, del pane, dei dolci, delle pizze che tutti noi quotidianamente consumiamo.


  
Il  presente ricordo di Nazareno Strampelli è arricchito da informazioni attinte anche dai numerosi scritti del genetista Sergio Salvi che nel 2013 ha pubblicato un aureo libretto intitolato “Sulle tracce di Nazareno Strampelli”, edito dall’Accademia Georgica di  Treia e che il 21 marzo scorso ha conquistato il Premio Internazionale del Museo Nazionale delle Paste Alimentari di Roma, giunto alla XX edizione.


Le foto qui pubblicate sono tratte dal volume: Roberto Lorenzetti, La Scienza del Grano, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, 2000 e provengono dall’Archivio Priv. Famiglia Strampelli e dall’ASSGRi per la spiega del grano Rieti.